Niccolò Bettarini parla dell’aggressione ricevuta e della reazione dei suoi genitori

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Aggressione Niccolò Bettarini – Il figlio di Simona Ventura parla per la prima volta e racconta i dettagli di quanto successo.

Aggressione Niccolò Bettarini – È passato circa un mese da quando il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini ha subito una grave aggressione in quel di Milano. Niccolò stava uscendo da una discoteca del capoluogo meneghino quando, in seguito ad una litigata, è stato raggiunto da nove coltellate. Il ragazzo è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al braccio. Una brutta avventura che ha già avuto i suoi primi risvolti legali.

Oggi, a circa 30 giorni da quell’infausto 1 luglio, il giovane ha raccontato a La gazzetta dello sport quanto accaduto. “Al momento di uscire, era quasi mattina, ho notato con la coda dell’occhio le solite baruffe, routine tipiche della movida milanese all’uscita dei locali – ha dichiarato Bettarini jr.Era ora di rientrare a casa ma dall’altra parte della strada la mia amica Zoe ha iniziato a chiamarmi urlandomi che stavano picchiando il nostro amico Andrea. Tre ragazzi lo accerchiavano e così mi sono buttato su di loro per difenderlo“.

Aggressione Niccolò Bettarini – la reazione dei genitori

Il racconto di Niccolò Bettarini prosegue con dovizia di particolari.

Da lì è iniziato il finimondo. Sono arrivati altri ragazzi, mi hanno aggredito. Ho sentito che mi avevano riconosciuto e ‘volevano ammazzarmi’ perché sapevano chi fossi. Erano dieci. Ho tentato di difendermi e parare i loro colpi. Mi ricordo di essere caduto a terra e Zoe si  buttata sopra di me per proteggermi da quella furia di violenza. Non si sono fermati, l’hanno riempita di calci. Volevano la mia vita, era chiarissimo. Sono tutte persone che hanno un passato di crimini e riss.

Il ragazzo ha poi parlato della reazione dei suoi genitori:

Più delle parole ho sentito un pianto liberatorio. E più che il dolore ho sentito il sollievo, la gioia di parlarmi prevaleva sul resto. So che ha passato delle ore terribili, è stata malissimo, e questo mi strazia. Mio padre non si era mai fatto vedere piangere in tutta la nostra vita insieme. Appena è entrato in ospedale non è riuscito a trattenere le lacrime. E adesso? Il mio sogno è fare il calciatore e vincere più di papà. Ho avuto due anni difficili con alcuni infortuni mentre mi allenavo con la Triestina a cui sarò sempre eternamente grato perché mi ha dato la possibilità di riprendere a giocare. Sono stato cresciuto con dei valori solidi, e come dice mia madre: ‘Crederci sempre, arrendersi mai’